giovedì 12 dicembre 2013

25.07.08 Carissimo Michele La Forgia

25.07.08
    Carissimo Michele, ti scrivo questa lettera dopo aver copiato il natale di Martin. E’ scritta, per la tua famiglia; e, sicuramente nel farla bene “esprimo prima della lettura che è muta e sorda, ma esce per iscritta su fogli di voce mia…tutta d’ascoltare col cuore sincero e puro come la vera amicizia insegnatoci dal verbo vivente. - Grandissimo maestro di vita -. Lui è il principe della passione nonché amico e parente di tutti. Di come ti spiegavo e sostenevo l’albero “genealogico”, d’ogni persona e famiglia di Dio nel mondo. Lui scriverebbe così della vera amicizia stare insieme senza propiziare di fregarci. I veri amici si scelgono, la famiglia no! In ogni caso la gente vera, gli umani corpi - nello spirito di Dio…sì vedono nel momento del bisogno. Un amico è una persona con la quale posso essere sincero. In sua presenza posso pensare ad alta voce. Bene! Detto tutto queste parole trasformano pure "me" in un animo amico. Fin qui sì capisce il superfluo; perché è il succinto del nonno, padre, zio, cugino, nipote e fratello della vera amicizia col Padre Eterno.
Ora amico mio, per me non è difficile ricopiare e scrivere di questo protagonista…e, “capacitassimo” noi ad esprimere saggezza e bontà che: governano con parole certezza! Sarebbe per davvero parola citata per espressione? Nella totale descrizione del verbo “amico”. Da subito scrivo: se tutti i miei amici si buttassero dal ponte io non mi butterei… starei sotto per poterli prendere. Non credo alla morte se non temporanea di come la spiga morendo sì moltiplica per altre e 27 (dico ventisette volte il proprio chicco) ed è suo il pensiero filosofico scientifico che, paragonato al mio credo nella persona e cosa della quale natura esprime nel singolare il piano di Dio. Credimi e abbi fede; perché anche se la gente vissuta duemila anni fa non ha creduto che il Signore Gesù Cristo è risuscitato dai morti. T’assicuro che io non mi vedrò morto; anche se credo che la vita è una ed irripetibile secondo il singolo pensiero, ma in generale la gente è tuttora in verticale, perché dove c’è la morte c’è anche la vita e dietro il male il bene e viceversa per ogni parola che il filosofo a conto suo può aggiungere o viaggiare nel mondo in “Solo Voce”. Sì può credere e dare di più avendo la fede propria per realizzare il progetto di Dio, naturalmente con lo spirito San del figlio morto per tutti i viventi della terra.
Credimi amico,
    La forgia, ti chiamo per nome <Michele >.
In realtà io mi chiamo Antonio e tu come sopra ascritto nella persona umana, proprio come l’amico naturale e spirituale, di come il natale vive l’espressione unica del ciabattino e nostro Signore Gesù Cristo che nasce per poi morire e risorgere arrivando dalla resurrezione la “luce”. La vera Amicizia è una pianta che cresce! L'amicizia ha un significato speciale, quando... si ha una persona con la quale coltivare lacrime, risate, timori, sogni e silenzi…quando le parole non bastano! Per la sua amicizia, dolcezza, gentilezza e per l'argomento del suo natale…*l'amicizia*. La troppa luce nella parola stroppia, perché: acceca; ci vuole equilibrio tra le stelle il sole la vita che loro ci illuminano per vivere il giorno del Padre Celeste. Mi fermo qui, altrimenti ti viene il mal di testa e la prossima lettera se ci sarà l’occasione tu non mi leggi ed è parola morta senza resurrezione alcuna per sperare che adesso leggerai con attenzione e passione la lettura copiata positivamente per te e la tua famiglia. Grazie per avermi letto; e continui ciao…
C’era una volta un marinaio diventato nella notte del santo natale - ciabattino -.
Ha trovato da subito il vantaggio sognando di poter continuare a pescare dopo la morte che con c’è modo di sapere se prima non viaggi nel mondo in “Solo Voce”. E’ un mondo palindromo All’ETNAGIGANTE” inventato con gran passione nel bustrofedico campo trovato tra cielo e terra in tema della vita vissuta e futuristica aria fuori del trascendentale. L’amico Antonio è quasi un’artista ma incompreso dai senza pensieri e parola di “FEDE”.
Arriva per caso questa magia scritta per la famiglia La Forgia.
In Manfredonia città di mare e di pescatori vive un marinaio trasformato dalla crisi settoriale del paese natale e, che attanaglia a tutt’oggi il campo dell’attività "pesca". Lascia per magia di parola ogni sua trasformazione d’animo e, passa a vivere da ciabattino. Il suo nome è Michele La Forgia, ma il vero nel complesso della fantasia sì chiama per nome di battesimo paragrafo speciale <Martin Avdeic >. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guarda- va sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.
E’ iniziata per scrivere il trascendentale, ma poi quella vera storia scritta con fantasia meravigliava il bugiardo! Il quale credeva era vera la lettera nascosta dietro il bene e il male; contenuto naturalmente con una verità bugiarda. Parola Spirituale che sì fece sincera; rilanciò l’arte futuristica “ricominciando a scrivere” e, copiando copiava il vero natale di Michele.

Michele, era dispe- rato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo paese in Manfredonia, divenne per magia un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Michele gli aprì il suo cuore.

Non ho più desiderio di vivere -gli confessò. -Non ho più spe- ranza. Il vegliardo rispose: « La tua disperazione é dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Si- gnore vorrebbe che tu vivessi. Michele nonostante lasciò il mare e si mise a fare il giusta scarpe si comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa, ma una volta cominciata la lettura, se ne senti talmente rincuorato che leggeva ogni giorno.
E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Michele arrivò al brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: «Vedi questa donna?
Bene! Sono en- trato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati. Non hai tu unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi. Michele rifletté. Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? Poi posò il capo sulle braccia e si addormentò. All'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole: -Michele! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò.
L'indomani mattina Michele si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso. Passò un facchino, poi un ac-quaiolo. E poi un vecchio pellegrino Antonimo al tuo nome Michele, che lavorava per un commer- ciante del quartiere, cominciò a spalare quella poca neve caduta per magia davanti alla finestra del pescatore divenuto ciabattaio per fabbisogno famigliare e proprio che lo vide e continuò il suo lavoro.
Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Il pellegrino aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di ri- scaldarsi. Michele usci sulla soglia e gli fece un cenno. -Entra -disse -vie- ni a scaldarti. Devi avere un gran freddo.

-Che Dio ti benedica!- rispose l’antonimo vecchio in Michele. Entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde -Non è niente -gli disse Michele. -Siediti e prendi un po' di tè. Riempi due boccali e ne porse uno all'ospite. Il vecchio pellegrino bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro poi. Michele gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre imbevevano, Michele continuava a guardar fuori della finestra. -Stai aspettando qualcuno? -gli chiese il visitatore.- Ieri sera- rispose Michele -stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani: perché io verrò. Mentre il pellegrino ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. - Grazie, Michele. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo. L’antonimo Michele se ne andò e il pescatore trasformato: “ciabattaio” si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò accanto al muro. Michele vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logo- ra veste estiva. Michele uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po' di pane e della zuppa. -Mangia, mia cara, e riscaldati -le disse. Mangiando, la donna gli disse chi era: -Sono la moglie di un marinaio. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ul-timo scialle. Michele andò a prendere un vecchio mantello. -Ecco -disse. -È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo. La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. -Che il Signore ti be-nedica. -Prendi -disse Michele porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l'accompagnò alla porta. Michele tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cade- va sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mele da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i l capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente. Michele corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. -Lascialo andare, nonnina -disse Michele. -Perdonalo, per amor di Cristo. La vecchia lasciò il ragazzo. -Chiedi perdono alla nonnina - gli in-giunse allora Michele. Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Michele prese una mela [" dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: -Te la pagherò io, nonnina Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato -disse la vecchia. -Oh, nonnina -fece Michele -se lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato Sarà anche vero -disse la vecchia -ma stanno diventando terri- bilmente viziati. Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. -Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada. La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allonta- narono insieme. Michele tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a in- filare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale. Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri in- vece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Michele si voltò. Una voce gli sussurrò all'orecchio: - Michele, non mi riconosci? -Chi sei? -chiese Michele. -Sono io -disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì il vecchio pellegrino, che sorrise e poi svanì come una nuvola. -Sono io -disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero. -Sono io -ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono. Michele si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là do- ve si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse: Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fon- do alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fra- telli, l'avete fatto a me. Così Michele La Forgia comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo, perciò se vuoi fare davvero il ciabattaio continua a pescare pesce e moltiplicherai i tuoi sogni come i panieri magicamente raddoppieranno la manna della vita in Gesù Cristo nostro Signore Buon Natale a te Michele e alla tua generosa famiglia che tanto crede che basta la fede per vivere meglio e più ricco non sì diventa se già vivi nella grazia del Padre Celeste.
25.07.08 Manfredonia
                                                               Auguri di Buon Natale e felice anno 2009

Uno degli amici sinceri; anche s’è complicato sì firma col proprio nome Antonio “Alias Bafarde” Mafalde” Nessuno, Il Santino, Profeta, cane d’acqua e testa di legno di come la volpe e il gatto pinocchio trascende nella più brillante e meravigliosa favola del tempo bambino.

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