25.07.08
Carissimo Michele, ti scrivo questa lettera
dopo aver copiato il natale di Martin. E’ scritta, per la tua famiglia; e, sicuramente
nel farla bene “esprimo prima della lettura che è muta e sorda, ma esce per
iscritta su fogli di voce mia…tutta d’ascoltare col cuore sincero e puro come
la vera amicizia insegnatoci dal verbo vivente. - Grandissimo maestro di vita
-. Lui è il principe della passione nonché amico e parente di tutti. Di come ti
spiegavo e sostenevo l’albero “genealogico”, d’ogni persona e famiglia di Dio
nel mondo. Lui scriverebbe così della vera amicizia stare insieme senza
propiziare di fregarci. I veri amici si scelgono, la famiglia no! In ogni caso
la gente vera, gli umani corpi - nello spirito di Dio…sì vedono nel momento del
bisogno. Un amico è una persona con la quale posso essere sincero. In sua
presenza posso pensare ad alta voce. Bene! Detto tutto queste parole
trasformano pure "me" in un animo amico. Fin qui sì capisce il
superfluo; perché è il succinto del nonno, padre, zio, cugino, nipote e
fratello della vera amicizia col Padre Eterno.
Ora amico
mio, per me non è difficile ricopiare e scrivere di questo protagonista…e, “capacitassimo”
noi ad esprimere saggezza e bontà che: governano con parole certezza! Sarebbe
per davvero parola citata per espressione? Nella totale descrizione del verbo
“amico”. Da subito scrivo: se tutti i miei amici si buttassero dal ponte io non mi
butterei… starei sotto per poterli prendere. Non credo alla morte se non
temporanea di come la spiga morendo sì moltiplica per altre e 27 (dico
ventisette volte il proprio chicco) ed è suo il pensiero filosofico scientifico
che, paragonato al mio credo nella persona e cosa della quale natura esprime nel
singolare il piano di Dio. Credimi e abbi fede; perché anche se la gente
vissuta duemila anni fa non ha creduto che il Signore Gesù Cristo è risuscitato
dai morti. T’assicuro che io non mi vedrò morto; anche se credo che la vita è
una ed irripetibile secondo il singolo pensiero, ma in generale la gente è
tuttora in verticale, perché dove c’è la morte c’è anche la vita e dietro il
male il bene e viceversa per ogni parola che il filosofo a conto suo può
aggiungere o viaggiare nel mondo in “Solo Voce”. Sì può credere e dare di più
avendo la fede propria per realizzare il progetto di Dio, naturalmente con lo
spirito San del figlio morto per tutti i viventi della terra.
Credimi
amico,
La
forgia, ti chiamo per nome <Michele >.
In realtà
io mi chiamo Antonio e tu come sopra ascritto nella persona umana, proprio come
l’amico naturale e spirituale, di come il natale vive l’espressione unica del
ciabattino e nostro Signore Gesù Cristo che nasce per poi morire e risorgere
arrivando dalla resurrezione la “luce”. La vera Amicizia è una pianta che
cresce!
L'amicizia ha un significato speciale, quando... si ha una persona con la
quale coltivare lacrime, risate, timori, sogni e
silenzi…quando le parole non bastano! Per la sua amicizia, dolcezza, gentilezza e per l'argomento del suo natale…*l'amicizia*. La
troppa luce nella parola stroppia, perché: acceca; ci vuole equilibrio tra le
stelle il sole la vita che loro ci illuminano per vivere il giorno del Padre Celeste.
Mi fermo qui, altrimenti ti viene il mal di testa e la prossima lettera se ci
sarà l’occasione tu non mi leggi ed è parola morta senza resurrezione alcuna
per sperare che adesso leggerai con attenzione e passione la lettura copiata
positivamente per te e la tua famiglia. Grazie per avermi letto; e continui
ciao…
C’era
una volta un marinaio diventato nella notte del santo natale - ciabattino -.
Ha
trovato da subito il vantaggio sognando di poter continuare a pescare dopo la
morte che con c’è modo di sapere se prima non viaggi nel mondo in “Solo Voce”.
E’ un mondo palindromo All’ETNAGIGANTE”
inventato con gran passione nel bustrofedico campo trovato tra cielo e terra in
tema della vita vissuta e futuristica aria fuori del trascendentale. L’amico
Antonio è quasi un’artista ma incompreso dai senza pensieri e parola di “FEDE”.
Arriva
per caso questa magia scritta per la famiglia La Forgia.
In
Manfredonia città di mare e di pescatori vive un marinaio trasformato dalla
crisi settoriale del paese natale e, che attanaglia a tutt’oggi il campo
dell’attività "pesca". Lascia per magia di parola ogni sua
trasformazione d’animo e, passa a vivere da ciabattino. Il suo nome è Michele
La Forgia, ma il vero nel complesso della fantasia sì chiama per nome di
battesimo paragrafo speciale <Martin Avdeic >. Lavorava in una stanzetta
in un seminterrato, con una finestra che guarda- va sulla strada. Da questa
poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva
molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare,
perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si
faceva pagare troppo.
E’
iniziata per scrivere il trascendentale, ma poi quella vera storia scritta con
fantasia meravigliava il bugiardo! Il quale credeva era vera la lettera
nascosta dietro il bene e il male; contenuto naturalmente con una verità
bugiarda. Parola Spirituale che sì fece sincera; rilanciò l’arte futuristica “ricominciando
a scrivere” e, copiando copiava il vero natale di Michele.
Michele,
era dispe- rato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo
paese in Manfredonia, divenne per magia un pellegrino e aveva fama di santo,
andò a trovarlo. E Michele gli aprì il suo cuore.
Non
ho più desiderio di vivere -gli confessò. -Non ho più spe- ranza. Il vegliardo
rispose: « La tua disperazione é dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la
tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Si- gnore vorrebbe che tu
vivessi. Michele nonostante lasciò il mare e si mise a fare il giusta scarpe si
comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei
giorni di festa, ma una volta cominciata la lettura, se ne senti talmente
rincuorato che leggeva ogni giorno.
E
cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Michele arrivò al brano in cui
un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una
peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime.
Il Signore disse al fariseo: «Vedi questa donna?
Bene!
Sono en- trato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa
invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha
asciugati. Non hai tu unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei
piedi. Michele rifletté. Doveva essere come me quel fariseo. Se
il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? Poi posò il
capo sulle braccia e si addormentò. All'improvviso udì una voce e si svegliò di
soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole: -Michele!
Guarda fuori in strada domani, perché io verrò.
L'indomani
mattina Michele si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di
cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare
accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così,
più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva
passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per
vedergli il viso. Passò un facchino, poi un ac-quaiolo. E poi un vecchio
pellegrino Antonimo al tuo nome Michele, che lavorava per un commer- ciante del
quartiere, cominciò a spalare quella poca neve caduta per magia davanti alla
finestra del pescatore divenuto ciabattaio per fabbisogno famigliare e proprio
che lo vide e continuò il suo lavoro.
Dopo
aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Il pellegrino aveva
appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di ri- scaldarsi. Michele
usci sulla soglia e gli fece un cenno. -Entra -disse -vie- ni a scaldarti. Devi
avere un gran freddo.
-Che
Dio ti benedica!- rispose l’antonimo vecchio in Michele. Entrò, scuotendosi di
dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco
non cadde -Non è niente -gli disse Michele. -Siediti e prendi un po' di tè.
Riempi due boccali e ne porse uno all'ospite. Il vecchio pellegrino bevve d'un
fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro poi. Michele gli riempi di
nuovo il bicchiere. Mentre imbevevano, Michele continuava a guardar fuori della
finestra. -Stai aspettando qualcuno? -gli chiese il visitatore.- Ieri sera-
rispose Michele -stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che
non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile.
Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno
mormorare: "Guarda in strada domani: perché io verrò. Mentre il pellegrino
ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. - Grazie, Michele. Mi hai dato
conforto per l'anima e per il corpo. L’antonimo Michele se ne andò e il
pescatore trasformato: “ciabattaio” si sedette a cucire uno stivale. Mentre
guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e
si fermò accanto al muro. Michele vide che era vestita miseramente e aveva un
bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il
piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logo- ra veste
estiva. Michele uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po'
di pane e della zuppa. -Mangia, mia cara, e riscaldati -le disse. Mangiando, la
donna gli disse chi era: -Sono la moglie di un marinaio. Hanno mandato mio
marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a
trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho
portato al monte dei pegni il mio ul-timo scialle. Michele andò a prendere un
vecchio mantello. -Ecco -disse. -È un po' liso ma basterà per avvolgere il
piccolo. La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. -Che il Signore ti be-nedica.
-Prendi -disse Michele porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi
l'accompagnò alla porta. Michele tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che
un'ombra cade- va sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava.
Dopo un po', vide una donna che vendeva mele da un paniere. Sulla schiena
portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre
posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di
corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i l
capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente. Michele
corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. -Lascialo
andare, nonnina -disse Michele. -Perdonalo, per amor di Cristo. La vecchia
lasciò il ragazzo. -Chiedi perdono alla nonnina - gli in-giunse allora Michele.
Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Michele prese una mela [" dal
paniere e la diede al ragazzo dicendo: -Te la pagherò io, nonnina Questo mascalzoncello
meriterebbe di essere frustato -disse la vecchia. -Oh, nonnina -fece Michele -se
lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a
noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non
saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato
Sarà anche vero -disse la vecchia -ma stanno diventando terri- bilmente
viziati. Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece
avanti. -Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada. La
donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allonta- narono
insieme. Michele tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a
in- filare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i
ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la
Bibbia dallo scaffale. Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma
si apri in- vece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Michele si voltò.
Una voce gli sussurrò all'orecchio: - Michele, non mi riconosci? -Chi sei?
-chiese Michele. -Sono io -disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì
il vecchio pellegrino, che sorrise e poi svanì come una nuvola. -Sono io -disse
di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il
piccolo rise. Poi scomparvero. -Sono io -ancora una volta la voce. La vecchia e
il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono. Michele
si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là do- ve si era aperto
il libro. In cima alla pagina lesse: Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi
sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fon- do alla pagina
lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fra- telli, l'avete
fatto a me. Così Michele La Forgia comprese che il Salvatore era davvero venuto
da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo, perciò se vuoi fare
davvero il ciabattaio continua a pescare pesce e moltiplicherai i tuoi sogni
come i panieri magicamente raddoppieranno la manna della vita in Gesù Cristo
nostro Signore Buon Natale a te Michele e alla tua generosa famiglia che tanto
crede che basta la fede per vivere meglio e più ricco non sì diventa se già
vivi nella grazia del Padre Celeste.
25.07.08
Manfredonia
Auguri di Buon Natale e felice anno 2009
Uno
degli amici sinceri; anche s’è complicato sì firma col proprio nome Antonio
“Alias Bafarde” Mafalde” Nessuno, Il Santino, Profeta, cane d’acqua e testa di
legno di come la volpe e il gatto pinocchio trascende nella più brillante e
meravigliosa favola del tempo bambino.
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