Amico mio, Fulvio continua
pure a mostrarti per quello che Sei e non fare le cose che non ti sono
richieste politicamente Antonio non é molto introverso dalla tua che pure scheletricamente
mi rapporta alla religione che non hai avuto e nemmeno hai dato a sapere a me
di essere a ricordo degli altri tuoi colleghi di lavoro agnostico. Beh!
Ti scrivo questa
lettura franca e libera da ogni pregiudizio politico religioso essendo che io
sappia capire gli agnostici. Di solito si parte con il vantaggio se la competizione
viaggia sotto la pelle di un sangue di ferro sovietico e sopra la carne, una dentiera
prova della simile capace di stagnare lo zinco degli americani e con la
polisemia dell’oro loro del cantato pensiero l’unico che si combatterà mettendo
a soqquadro il resto bancario del mondo e monti. I monti carnali di ferro zinco
e rame tra la macchina degli uomini viaggerà lasciando l’Europa, poi loro
stessi la uniscono con l’aquilino della Cina moderna bella tanto da rileggere i
passaggi di Tiziano Terzano - giornalista che ha visto molto avanti alla morte
sicura. Uomo da ricordare gioiosamente e non solo per trovare quei momenti
magici vissuti nel raccontare al figlio suo la vita, peripezie dei tanti eventi
consumati in estasi al passaggio consumato a tratto da esprimere la parola di
un insieme e facendosi tra di loro viveva amichevolmente com’io adesso
vocalizzo a parola presa sul mesocarpo di una buona e piaciuta poesia
umanamente dedicata all’umana <druga> russa. A Terzani piaceva vivere, da
comunista, si distaccò dalle donne, non perché amasse poco la laicista moglie,
solo perché sapeva poco della fede altrui. Una persona ricca di cultura e
religione dell’indio carme e anima spirituale di T- lucido anche alla fine
della sua dettatura uomo consapevole di morire, fa e lascia lo spirito da
pubblicare al figlio la fine è il mio inizio. Ha vissuto da padre poco consone
alla madre brillante e ironico come suo marito visse il bene personale, la
famiglia felicitandosi quella comune. Un bene incapace d’esprimere vita sveglia
di un malato ver o come questa verità scritta a modo e pensieri strampalati. Trovo bello
quello che ho capito ma più della cosa meraviglia la lettura dell'altro giorno.
Aveva un senso della moralità. Ma non ero io... era che non c'era niente di più
importante nella sua vita, non c'era niente di più grande, sai... é uno che non
ha mai fatto compromessi. Non ne ha avuto forse un grande bisogno, ma una
ripulsione per imparare i compromessi e se questa la vuoi chiamare moralità,
sì. Ho fatto come Tiziano Terzani. Fin qui si scrive ancora per migliorare ogni
mio e suo ragionamento perché é come una missione religiosa, se vuoi, non
cedendo a trappole facili. La più facile, te ne volevo parlare da qualche tempo,
è il potere. Ti ricordi le cose che ho scritto per te il mese di
Giugno dell’anno scorso. Bene! Allora ripetiamo solo un paio di pensieri giusto
per tenerci le differenze, le nostre. Dov’è la differenza se c’è ed è vera! Tra
il contadino il re e Dio? Vediamo di capire cosa vuol significare o dire questa
domanda. Poco consone, ma giusta farla:
alla gente di poco conto; e riflette che il contadino sta a tanti e in pochi re
e tutto il resto è unico. Cos’è e chi è? Non è Tiziano Terzani, anche se
singolare la cosa mette dubbi ma se parliamo del creatore, si nota la grande
differenza dei ruoli. Facendo il suo mestiere, la frequentazione del potere
è necessaria, indispensabile. Di ogni tipo di potere: il potere assassino, il
potere giusto, il potere...
Il Potere. Perché è quello che
determina le sorti del mondo. Io sono qui a descrivere il conciso di molte
pagine scritte da Folco figlio di Tiziano Terzani. Persona amatissima semplice
concisa e caratteristica quanto basta per intrinsecare quello che sei nello
stabilimento Buzzi. Tu sei un delegato non un vero Sindacalista. Stai lì con
deleghe degli amici operai e non ti è facile ottenere qualcosa per loro e per
te che ci lavori come gli altri e Antonio sa descriverle queste cose perché
l'amico, il marito di Anna è sicuro che debba andare dal Potere a chiedergli
come stanno le cose. In altre parole eccomi a scrivere per te! Il potere
giusto. Ecco, di nuovo senza che io me lo sia detto una mattina facendo un
voto, senza che io ci sia arrivato attraverso constatazione altrui, io ho
sempre provato una ripulsione per il potere. Forse, nel fondo è dubitativo
quasi anarchico, la sua definizione è che ci rimane a scrivere questo di sé!
Lui Tiziano ripeteva al figlio Folco che vedeva un presidente, un ministro, un
generale, tutti con la loro aria tronfia, tutti con la loro pillola da
rivenderti, mi ha sempre fatto ribrezzo. Il mio istinto è sempre stato di
starne lontano. Proprio starne lontano, mentre oggi vedo tanti giovani che
godono, che fioriscono all'idea di essere vicini al Potere, di dare del “tu” al
Potere, di andarci a letto col Potere, di starci in cena col Potere, per trarne
lustro, gloria, informazioni magari. Io questo non l'ho mai fatto. Lo puoi
chiamare anche una forma di moralità. La mia scritta riflette sul padre di
Folco quasi a volerti far sentire la sua voce anche se silenziosa e, si abbassa
da sentirla solo con il cuore e mente ritrovata grazie a Folco. Il figlio che
sapeva ascoltare il genitore per poi scriverne un libro piacevole e
interessante tanto che ci stanno qui a scrivere di entrambi i protagonisti veri
che lasciano a tutti di capire migliore cos’è il potere. Il potere corrompe, ti
fagocita, ti tira dentro di sé! Capisci? Ho usato l'appropriate parole
vocalizzando appieno tutte le sue... Ora vorrei sempre se vediamo come capire
congiungendo m’intendi? Se ti metti accanto a un candidato alla presidenza in
una campagna elettorale, se vai a cena con lui e parli diventi un suo
scagnozzo, no? Un suo operatore. Io ci sono andato spesso a quest’invito a
pranzo ma lui la pensava esattamente diversa la cosa tanto che ha scritto il
figlio che non gli è mai piaciuto. Ha sempre avuto questo senso di orgoglio.
Tiziano Terzani racconta e con parole sincere descrive che al potere gli stava
di faccia. Folco trascrive certi suoi appunti ritrovati che aveva l’essenza e, lo
guardavo, lo misuravo, e lo mandavo affanculo. Aprivo la porta, ci mettevo il
piede, entravo ma quando ero nella sua stanza, invece di compiacerlo
controllavo che cosa non andava, facevo le domande. Lui parlando al figlio
spiega a me che é stato uno dei giornalisti che alle conferenze stampa del
mondo era proverbiale per fare sempre le domande. Quelle più sicure e
appassionanti. Quelle che non vedi più fare oggi. Amico Fulvio so che non ti
piace che scrivo le cose degli altri ma a volte bisogna fare così per non
travisare i concetti da lui raccontato a Folco suo figlio. In altre parole
quelle che non….e ti trascrivono tutto-vedi rivolgere alla Condoleezza Rice che
l'altra sera diceva “Le Nazioni Unite ora ci stanno bene a mano”. Bastava che
uno si riprendesse i giornali di due anni fa “Un momento! Lei il 14 maggio, alle
cinque e quaranta alla CBS ha detto ‘Le Nazioni Unite sono irrilevanti, sono
piene di assassini e sono piene di dittatori. ‘ E ora le Nazioni Unite sono il
toccasana? Ma ci piglia per il culo?!” Rido. Questo è il giornalismo. I
giornalisti più orribili sono quelli che stanno nel Pentagono, nel ministero
degli Esteri, sempre lì, pronti a pigliare il caffè. Si annuncia “Conferenza
stampa!” e loro accorrono. Arriva Bush o Rumsfeld che dicono “Allora, John, tu
che vuoi sapere?” Ma che John?! Vale per farti risentire cose che magari hai
già sentito una volta, ma non è bastato a capire tutto per sfidare il potere.
Tu non vuoi leggere che uno dovrebbe sfidare il potere? Scusa, le suddivisioni del
potere nell'ambito dello Stato quali sono? Legislativo, esecutivo, giudiziario.
E c'è un quarto potere: la stampa e i mezzi d’informazione che controllano il
giudiziario, l'esecutivo e il legislativo. Ti devi convincere amico mio perché
è così che li controllano. Lui dettava al figlio Folco che li controllavano,
prendevano loro le misure, li stringono in esame per capire se non c'è qualche
inghippo. F: Se no cosa succede? T: Non funziona il sistema. F: Non funziona la
democrazia? T: Scusa, se la legge è sbagliata, chi lo va a denunciare? Nessuno.
Se invece la stampa incomincia a protestare, a studiarne le conseguenze,
acquista un'importanza enorme, diventa la voce della gente che non può parlare.
F: E che soffre di una legge fatta male. T: No, io non sono mai stato amico di
un potente. E molto importante questo senso della propria libertà, del non
voler dipendere dal benvolere di nessuno, lo capisci? Pensa che io con Cory
Aquino fossi diventato intimo. intimo! Perché il marito di Cory, Ninoy Aquino,
che poi è stato assassinato, mi aveva scritto dalla prigione dopo aver letto Giai
Phong! Ero benvenuto in quella famiglia, m’invitavano sempre a casa loro. Poi
lei diventa presidente delle Filippine, io la intervisto, e non la vedo più.
Non m’interessa più. Non voglio avere questo rapporto morganatico con lei, essere
lì per lei che mi chiama per darmi un'intervista. I nostri ruoli si sono
divisi. Lei ha vinto la sua rivoluzione, io l'ho descritta. Arrivederci però mi
ricordo, Madonna, l’hacienda, dove lei stava. Si mangiava così bene,
s’inghiottivano quei pausati Sai, quelle vecchie case patriarcali ottocentesche
con il tavolo lungo da qui a laggiù, con tutti i cugini, gli zii e lei, vestita
di giallo... F: E col principe Shantou, che poi divenne re della Cambogia, non
erano amici? Il padre ride. T: Con lui era un po' uno scherzo. Portavo le gonne
a sua moglie! Ti ho raccontato della volta in cui sono tornato in Cambogia dopo
la caduta dei khmer rossi? Ritrovai uno dei vecchi negozi che facevano delle sete
meravigliose. Shantou e sua moglie erano ancora in esilio a Pechino e allora
io, dalla Cambogia, ho portato una grande scatola di manghi per lui e un
bellissimo sarong per lei. Li ho consegnati, mi hanno ringraziato e sono andato
via. Due o tre mesi dopo c'era una grande cerimonia per il lancio della
guerriglia sihanoukiana contro i vietnamiti. Vado alla cerimonia – sempre distante
io, mai seduto vicino a lui – ma a un certo momento vedo la principessa Monique
che mi guarda, fa così, alza il lembo della sua gonna e dice “Merci, merci Monsieur
Terzani!” Era divertente, si era messa la gonna che le avevo regalato.
Anche a loro non ho certo chiesto
privilegi, niente. Tornati in Cambogia, mi hanno invitato un paio di volte a
cena in famiglia perché ci conoscevamo da tanti anni, dai tempi in cui loro
stavano a Pechino. Ma anche lui, poi... Troppo manipolatori. No. Mi piacciono i
gesuiti. F: Ti piacciono i gesuiti? T: Sì, tanto. Li ho sempre cercati per
capire il paese in cui mi trovavo, perché loro sono le spie nell'anima di una
cultura. Lavorano e grattano e sono dentro e sanno e imparano le lingue
migliori di tutti gli altri. Quelli sono personaggi, accidenti! F: Strano che
proprio i gesuiti dovessero piacere a te che sei un mangiapreti. T: Sono un
mangiapreti di quelli coglioni, di quelli che ti danno le benedizioni per
mandarti in paradiso. I gesuiti non ti mandano in paradiso, mai. I gesuiti sono
dei grandi intellettuali che cercano di capire. F: A proposito di personaggi,
chi hai conosciuto nel corso della tua vita che ti ha veramente ispirato? Sai,
si è curiosi di uno che ha avuto la possibilità di avvicinare i personaggi
della storia. Cosa te ne rimane?
T: Sai, F, “i personaggi della storia”
sono come i personaggi della non-storia. Si alza la mattina, fanno colazione,
vanno in bagno, poi mettono su un'aria così e cominciano una giornata come
quella degli altri. F: Ricordo che mi hai sempre detto: se qualcuno ti mette in
soggezione, immaginatelo..
T: ... a cacare. Mai avere soggezione
di nessuno. Quando ci sono quelli pieni di prosopopea, quelli che fanno la
parte dei generali, tu immaginati che la mattina va al gabinetto come tutti gli
altri. Ho incontrato più dei piccoli che dei grandi personaggi. Sai, un piccolo
funzionario di provincia che si occupa di un villaggio dove non c'è più acqua e
che si dà da fare per farla tornare fa qualcosa di buono. I veri grandi non li
ho incontrati. F: Eppure ci sono personaggi con una grande visione, che
ispirano, no? Sarà che tra quelli che hai incontrato, non ce n'erano molti. T: Se
li avessi incontrati forse questo, mi avrebbe anche aiutato. F: Insomma, chi
sono le persone che ti hanno ispirato? T: Sai, purtroppo i grandi scomparivano
quando io crescevo. Però ricordo, ti farà ridere... Per me Albert Schweitzer è
stato una rivelazione quando ero ragazzino. Quest'uomo che fa il pianista e il
filosofo e che a quarant’anni si mette a studiare medicina per andare ad aprire
un ospedale sulla riva di un fiume in mezzo all'Africa! Tanti altri, Einstein,
Bertrand Russell che leggevo, e tanta bella gente che incontri via via e ognuno
di loro ti dà qualcosa. Per esempio, mi ha colpito moltissimo La Pira. Io
frequentavo l'oratorio di don Bensì, il maestro di don Milani, e ogni sera
passava quest'uomo, che allora era sindaco di Firenze, che con la sua
cartellina tornava in convento. Perché La Pira ha vissuto la sua vita nel convento
di San Marco. Sai, un uomo così... Quella era la gente che m'ispirava. Non era una
questione di soldi, di diventare ricchi. E qui si ritorna a un tema che io ho
affrontato varie volte: la mancanza di eroi, la mancanza di grandi. Ah, se mi
chiedi di uomini che mi hanno molto ispirato: te l'ho detto, Sven Hedin! C'è
quel suo libro, My Life as an Explorer, che è stupendo. Sven Hedin era un po'
spia, anche lui, per il re di Svezia, per Hitler, pur di raccattare qualche
soldo. Ma era anche uno di quegli uomini liberi che partivano per settimane e
mesi con gli yak coperti di pellami a scoprire cose incredibili nei deserti dell'Asia
centrale. Questa forza dell'uomo, questa ricerca! Il Babbo si versa del tè. F:
Ma a parte quelli che hai letto, come Sven Hedin, Bertrand Russell e gli altri,
chi, fra quelli che hai conosciuto personalmente nella tua vita, ti ha
ispirato? T: Non ce n'erano più quando io crescevo. F: Ma ne hai incontrati
tanti! T: Da giornalista ho incontrato tanti quaquaraquà. Gente inchiappettata
che faceva la sua parte e che, proprio perché io ero giornalista, incontrandomi
mi dava un pacchetto bell'e fatto e mi raccontava le puttanate. Le uniche cose
che ho imparato da alcuni di loro erano nelle code dei discorsi che facevano
mentre già stavo uscendo. Ma non ho incontrato nessun personaggio grande.
Nessuno. Davvero, se devo ritornare sui miei passi, Madre Teresa mi ha colpito,
il Dalai Lama certamente, e alcuni anonimi personaggi, sai, come il monaco
della Mongolia a cui chiedo se ha paura di morire e lui risponde “Paura? Non vedo
l'ora di morire. Questa vita noiosa! Voglio vedere cosa c'è nella prossima”.
Personaggi così, puliti, solitari. Di grandi non ce n'era più uno. Erano morti
all'asilo, come diceva un nostro amico cinese. “I Solgenitsin cinesi”, diceva,
“sono tutti morti all'asilo.” Vero. Distrutti dalle scuole, dalla cultura,
dall'azzeramento delle teste. F: Ma tra tutti gli artisti e i ministri, tra i
comandanti, gli eroi, i rivoluzionari, i capi del vietcong che sono riusciti a
vincere la guerra? T: Io lo trovo così bello! Rileggo i miei stessi libri e non
ricordo nemmeno chi erano. Gente che passa, passa...F: Ma era gente che ha
rischiato la vita, che è riuscita a ispirare altri a morire per una causa! T:
Sì, sì, in quel momento sì. Poi, cosa rimane? Un cimitero. Letame e ceneri. F
Davvero, Babbo, di tutta la gente che hai conosciuto, quelli che ti hanno
colpito sono solo pochissimi? T: Nessuno, nessuno. T-: I gesuiti, no? T Sì, sì,
sì, un po'. Ma anche loro avevano una loro scaletta. Non dimenticare che padre
Ladanyi, a Hong Kong, l'uomo che ho ammirato di più fra i gesuiti, all'ultimo momento
non gesuita-va un cazzo, voleva solo convertire mio padre in punto di morte e dargli
l'estrema unzione. E mio padre gli urlava dietro. Rido. E tutta lì la loro
grandezza? F: Il nonno non l'ha accettata l'estrema unzione? T: Madonna, gli ha
fatto delle scenate! Tutti finiscono per avere una piccola scaletta in cui credono,
legata al loro ruolo, alla loro maschera. F: E curioso che non ci siano
persone... Il Vecchio sull'Himalaya che andavi a trovare quando vivevi lassù, ti
ha colpito lui come persona? T: Sì. Il Vecchio sì mi ha colpito. F: Perciò
qualcuno che ti ha colpito c'è stato. Magari non era in politica, magari non
era tra i generali... T: Devi ammettere però che quando leggi testi come le
Upanishad -ahhh! Incontri tanta gente e poi, lentamente, parti. E strada
facendo ti accorgi dei maestri falsi e di quelli veri, e alla fine un vecchio
in cima all'Himalaya ti permette, con un tocco magico, di intravedere per un
attimo quello che non hai mai visto. E una volta che l'hai visto, non puoi più
vivere normalmente. Un bel viaggio, no? F Hmm, molto. T: E ora? Guarda le mie
gambe, guardale! F: Sono gonfie. T: Lo lascio lì questo corpo. Ride. Sai, con
una candela se ne accende un'altra e, il tempo di consumare una simile che è la
mia non di quell’anima che ricomincia la ricreazione dopo la decomposizione e, che
è già vita la sua destata morte.
Lì 15.06.2012
Manfredonia.
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