giovedì 12 dicembre 2013

Giuseppe Palomba Marzo 2005

Marzo 2005
              Grazie per Il dono della tua opera in argilla soprattutto per ciò che essa rappresenta-
Ad Antonio Tomaiuolo, oggi carissimo amico ieri mio alunno, dedico questi personali versi.
Con affetto
Il volo dell'anima
Con l'ansia di ritrovarti,
hai impresso,
nella creta,
il vola, della tua anima,
verso la "Montagna del sole"
dove s'annida "l'aquila di Dio":
come pellegrino
ai suoi piedi
hai tu innalzato
la tua preghiera
per liberarti
dalle brutture del mondo.
Ciò io leggo
nella tua opera
che ora porta
i segni
del simile spirito
e per questo
a me prezioso,
                                                                                                                 Giuseppe Palomba

Io Antonio, persona ed anima spiritualmente in peccato, chiede perdono, per quello che, avrei dovuto ricordare e, non ho detto; in più, della qual avrei dovuto fare e non ho fatto. Un uomo può dirsi ricco soltanto se un giorno sarà ricordato come umana persona in Cristo.
Scritto in forma anacoluto perché non scrivo mai più di venti parole. Così l’eccezione vuole raggiungere l’anima di chi mi legge il pensiero unico dell’eterno.
Sì prenda pure questa pausa di riflessione e capirai com’io ho cercato di capire l’arte leggera dell’anima d’ognuno vissuto prima di questa vita mai ricordata per farla tanto lunga a saperla a priora che il superfluo fa venire il mal di testa e smetto col succinto per continuare a vivere il meglio dell’io. 
    Mi piacerebbe esser come mi ha descritto l’amico e maestro di questa venerata lettura, pronto a non perdere neanche una goccia di felicità che assaporo quando leggo e guardo il suo dolce pensiero ascritto per me e per chi adesso sta leggendo il viso che non c’è ma rientra nella parte divina perché oggetto dell'angelo San Michele che da solo appariva all’uomo Gargano nella sua polisemia e, il nome s'inebria nei nostri cuor.
    Mi piacerebbe esser con Gargano non per modellare ma per goder dell’apparizione - segno che solo Mosé poté avere col sorriso di Dio – (il fuoco della felicità) che io non potetti avere -il tanto - ma molto di più.  Nel tempo del superlativo passaggio; che a me sembrava cupo e, rese a quest’anima la singolarità del sogno avverato - col l’arte leggera -. Più simile, l’aria e il ciel sereno; che ancora oggi, spingono a me quel carattere che è caratteristico solo a vederli e, ad agir come loro anime angeliche a toccar la paradisea del tempo superato dal coraggio di vivere e, a risvegliar quella paura segno d’attenzione e saggezza.
    Una paura combattuta dal coraggio di vivere questa vita vicino la fine che non c’è modo di sapere quanto ci piacerà per esser con Dio. E’ bello esserci perché si ritorna a casa; e la residenza a tutti piace. Per questo spero nella lettura della vita eterna che m’apprezza e mi giudica per quello che ho vissuto sulla terra prima non dopo aver accarezzato per magia questa parola che da sempre l’anima stringe a sé lo spirito combattivo e vinto. Nonché vincente con San Miche Arcangelo; e guardo il socchiuso che non c’è bara che tenga per sprofondare nel miracolo e, guardando il chiaror dell'alba che irradia luce.

    Mi rendo conto d’essermi solo assopito non morto ma solo addormentato per risvegliarmi da subito a viver ancor di quell’arte leggera. Bene; e come disse lui - cerca ancor la vita eterna che verrà-. Sicuro che l’uomo farà qualcosa com’io penso che farà, perché solo facendo com’io ho fatto e come tu hai fatto vinciamo la morte ed insieme sì sa a priora che solo così credendoci sì può rendere a Dio come a cesare il corpo naturale e al padre celeste lo spirito universal qual è il nostro descritto per non morir mai dimenticato

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