Manfredonia
20.04.2012
Mio
carissimo Pino ... e se io e te ci palassimo ogni volta che ci vediamo a
proposito delle cose che nascondiamo rappresentando il semplice senza maschera
e rancori che ci angosciano e ci impoveriscono la vita. Io impaurito, ma
facendolo almeno per un ora e per ogni volta di come io respiro sott’acqua
certo non si vede ma l’anima mia e abituata a combattere in silenzio ma non
sempre quest’episodi avvenuti in voce assordante e urlando contraddirò lo
spirito di tuo padre come un cappuccio nero sulla testa irriconoscibile quasi
misericordioso il tipo. Torniamo subito a noi; se tu mi chiedessi le cose che
hai sempre voluto e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a
cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita?
Un dialogo fra padre e figlio, così diversi e così eguali, un libro testamento
che toccherà a te mettere assieme. Un altro punto di vista come hanno vissuti
la magia i Tiziano osservatori di questo mondo che per decina di anni ancora
sopravvive.
Ti
abbraccio, perché è un buon libro e poi cosa voglio fare alla fine insegnare al
filosofo della casa andando avanti nello stesso momento porto a te una lezione
di vita cavandomela con una battuta. Lo so non è il tuo modo d’esprimere la
cosa libera, ma io sono limitato. A modo mio anch’io ho una visione della
simile affermazione per bellezza scomoda. Il fatto e, che non posso dimenticare
al piccolo corto canto strascinato con le parole di un padre che vuole sognare
questo tipo di burle…
I padre
di Folco bravissimo a canzonare CUCÙ- C'è un cuculo nel castagno.
Non lo
vedo, ma è lì che canta la sua canzone: Cucù, cucù, l'inverno non c'è più. E
ritornato il maggio col canto del cucù
Bellissimo,
senti! Che gioia, figlio mio. Tu come lui giovane di oggi sa capire come
distaccarsi dal mondo inventandosi il viaggio della vita. In altre parole è
ideale diventare scrittore sulle copie scelte al modello mio d’ispirazione
coinvolgente per cambiare l’anima ai santi che vogliono contribuire e poi per
tutti arriva la fine. No! Non è il capolinea della vita che diventa un'altra
cosa. La morte possibile che non ha bisogno d’invenzione che diventa anima di
copertura in un giardino di piacere. Bisogna uscire onesto - la verità - ci
sono nel conosciuto ed è uno strano processo comodo di scelta e, senza alcuna
tristezza, anzi, quasi con
un po' di
divertimento. Occorre mettere delle condizioni e limitazioni tu non puoi
immaginare l’attento perché “Se qualcuno ci dicesse d'aver scoperto una pillola
che ti farebbe campare altri dieci anni, la prenderesti?” Io non sono
un’eccezione ci vuole solo coraggio e determinazione in questa vita
meravigliosa fattibile per riconoscersi e dire con voce istintiva “No!” Perché
non la vorrei, questo mi è chiaro e sono d’accordo per smettere perché non ci
tengo a vivere altri dieci anni. Per rifare tutto quello che ho già fatto? Sono
stato all’estero, ho viaggiato con tua madre con i figli miei tanto sono
preparato a rinunciare ai desideri e perciò non perdo niente e non vedo perché
ora dovrei
rimettermi
su una linea sostanziale se vuoi per andare avanti in questo processo, a far la
vela per scomparire stando con il mondo il cielo fino all’ultimo. Non mi
interessa. Guarda la natura
da questo
prato, guardala bene e ascoltala. Là, il cuculo; negli alberi tanti uccellini –
chi sa chi sono? – coi loro gridi e il loro pigolio, i grilli nell'erba, il
vento che passa tra le foglie. Un grande concerto che vive di vita sua,
completamente indifferente, distaccato da quel che mi succede, dalla morte che
aspetto. Le formicole continuano a camminare, gli uccelli cantano al loro dio,
il vento soffia. Che lezione! Per questo io sono sereno. Da mesi dentro di me
c'è un centro di gioia che irradia in ogni direzione. Mi pare di non essere mai
stato così leggero e felice. E se mi
chiedi:
Come stai? ti dico: Io sto benissimo, la mia testa è libera, mi sento meravigliosamente.
l'unica cosa da fare è staccarsene e abbandonarlo al suo destino di materia che
diventa putrescente, che torna polvere. Senza angoscia, come la cosa più naturale
del mondo. Senti cosa dicono padre e figlio per trovare un equilibrio, il cuore
ti parla. FOLCO:
Allora, Babbo, hai proprio accettato di morire? TIZIANO:
Vedi,
questa di “morire” è una cosa che vorrei evitare. Mi piace molto di più l'espressione
indiana, che conosci come me, “lasciare il corpo”. Infatti, il mio sogno è di scomparire
come se non esistesse questo momento del distacco. L'ultimo atto della vita,
che è
quello che si chiama morte, non mi preoccupa perché mi ci sono preparato. Ci ho
pensato. Ora, non dico che sarebbe la stessa cosa alla tua età. Ma alla mia! Ho
sessantasei anni, ho fatto tutto quel che volevo fare, ho vissuto
intensissimamente, per
cui non
ho alcun rimpianto. Non ho da dire “Ah, mi ci vorrebbe ancora tempo per fare
questo!” E poi non mi preoccupo grazie alle due o tre cose, secondo me
fondamentali, che tutti i grandi e i saggi del passato avevano ben capito. Che cos'è che ci fa così spavento della
morte? Quello che ci fa paura, che ci congela davanti a quel momento è
l'idea che scomparirà in quell'attimo tutto quello a cui noi siamo tanto
attaccati. Ero un bel ragazzo. Uno dice “TIZIANO Terzani” e pensa a quel corpo
lì. Tutto da ridere! Guardami ora. Pelle
e ossa, magrissimo, le gambe gonfie, la pancia come un pallone. Mi si è
rovesciata la geometria del corpo.
La ragione per
la quale si ha tanta paura della morte è che con quella bisogna rinunciare a tutto
quel che ci stava tanto a cuore, proprietà, desideri, identità. Io l'ho già
fatto. Negli ultimi anni non ho fatto che buttare a mare tutto questo e non c'è
più nulla a cui sono legato. Sabene! impari a morire vivendo, come hanno ben
insegnato i saggi del passato – – allora
ti abitui, a riconoscerne il valore. estremamente
limitato, ma ti ho dedicato pensieri, di
gran fuga-misteriosamente, esce di casa, lavorava o niente ma gli casca un
tegolo in testa e -vrumm, finito! allora capisci che non è possibile che tu
sia quelle cose che scompaiono così semplicemente. Abbandoni anche le cose che
ti paiono le più care, come l'amore che si fa avanti e si ripete perché il
tempo è circolare. Non c’è creazione senza distruzione, ho amato tua madre per
gli anni in cui la sentivo nella bellezza che finisce. E’ finita e ricomincia
facendo parte di tutto l’essere umano almeno fino a quando non perdi quella
piccola parte di divinità con grande amore e fede concludo assieme e quando
dico che me ne stacco non voglio dire che non la amo più, ma che questo amore
non è più una schiavitù; che non sono più , quell’acqua che scorre a fiume. Io
non sono il successo e l’identità che è ancora da costruire quell'amore. Ho
finito d’amare, ma ho tanta voglia di ricominciare come la prima parte la
voglio condividere con Dio vedendo il mondo e me stesso parte di tutto proprio
come il mio padre celeste mi rifugio buttando i desideri in un tutt’uno
guardando a terra. Con tutte le divisioni e bellezza della vita.
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