Quell’Antonio sono io e, ho compreso che ti fai scoprire con molta facilità ed è importante che io scriva a te Mimmo. Ci tengo a precisare che scrivere le cose vere mi portano bene e, perciò con Pepone a volte facciamo in modo di fartelo sentire che ci scrivo per simile peso. In ogni caso me lo faccio pesare la parola smidollato e, trascritta.
Ora però vorrei tanto farti capire scrivendo di Giuseppe Ciociola. E’ entrato nella nostra…ma più nella mia amicizia, fattiva dopo il via alla rientrata libertà. Lui è di carattere diverso dal fratello, ma del tutto simile alla sua persona come uomo anime che si vogliono bene e si rispettano nel loro orgoglio…E’ stata per me la prima compagnia dopo la famiglia “ovvio”- persona “vera”- importante, mi stava vicino come il fratello Michele capace d’avvolgere amici sinceri e, per la prima volta dopo essere uscito dal carcere sentivo nuovamente il dolce brivido dell’amicizia.
All’inizio ero titubante, ma felice, d’averlo come amico ma quando fra due amici c’è di mezzo un altro corpo di società, le cose non possono andare bene.
Il problema, o il lontano sguardo che pure c’è! Sbarra ogni tipo d’angustia giocata male certo che, non fu “a norma”: ad altre persone nella stessa nostra situazione, può capitare che l’amico di uno s’avvicina all’altra società o squadra che fa divertire meglio il bevitore di birra per gioco di squadra perfetta. Noi però non possiamo avere dei problemi comuni alla gente! Tu non hai niente contro i miei pochi amici, come lui non sopportava me; perché parlavo solo e semplicemente del vangelo di Cristo e del san Dio di lassù che voleva fossi tutto per il gioco la “passatela" bevendo birra mattina e sera tra compagni e amici e, c’era riuscito. Ero così accecato dall’amicizia per Michele, Giovanni, Costanzo, Antonio e qualche altro buon amico che non occorre scrivere i loro nomi. Potevo non vedere che mi cercavano sempre per giocare consumando la giornata a bere birra e amaro lucano bevanda che più ci piaceva bere nei bar e non in casa propria. Avevo problemi in famiglia e queste cose mi facevano soffrivo molto, ma non è una scusa, credimi, l’ultima cosa che volevo era perdere la mia vita nel nulla e non portare tensione ai miei migliore amici, uno in particolare “Michele era come fratello”, l’unica persona per me davvero speciale, che ha condiviso con l’amicizia tutti i momenti più belli e quelli più brutti della condotta vita in Manfredonia. Alla fine dopo la baraonda a ricordar la sparatoria s’è preoccupato a venirmi a trovare a casa dopo aver ottenuto i domiciliari restando chiuso per altre 18 mesi che aggiunti ai sei sommano 2anni di dura galera dopo non mi ha cercato più, é sparito; ci vediamo ma con distacco o stanchezza forse è dovuto e ci riesce a provare per farmi tornare alla realtà. L’ho quasi sempre ascoltato quando potevo! Invece per Peppino qualcosa ci porta al silenzio per non svegliare ricordi e non scrivo i belli e neppure i brutti. Con Peppino, abbiamo cominciato una nuova vita per cambiare la vecchia consumata a far niente di utile bevendo e mangiando come chi passa la vita ad oziare e nulla di più perdente; ma come!? Dopo tutta una vita passata a bere e a mangiare? Non posso lasciare che questa cosa si ripeta (non che lui Giovanni avesse tutta la colpa, ma quando ti succede qualcosa è facile dare la colpa agli altri) La sua famiglia rovinasse la mia amicizia e non la sua che continua in compari-zia e società.
Bene, detto queste cose - sto oggi a scrivere, di come m’avvicinavo io a dio!
Dio mio, quante riflessioni e preghiere ti devo aver fatto! Ma tu non mi lasciavi in pace eri sempre nel mio corpo come ogni famiglia sta in casa, il tuo spirito era molto preoccupato per me che non volevo capire e, dicevi che ero diventato strano. La mia vita era diventata un inferno, ero vuoto: cominciai a lavorare subito dopo aver ottenuto la libertà dai domiciliari e cominciai a vagare per le strade guardando la gente che mi scrutavano con occhi diffidenti. Solitamente la gente sta per i fatti loro io invece pensavo all’ansia che non somigliava per niente alle persone gioiose e serene che giravano nei negozi dove solitamente andavamo, con mia moglie e figli…entravo nei negozi come quando m’avvicinavo ai bar frequentati d’amici finti - non tutti sono traditori, ma per vedere se c’erano e quali potevano colpire me: entravo dentro e ci giocavo, erano lì, ma niente.
Certe volte mi domandavo perché è successo proprio a me e, forse la risposta è dentro quella reazione eccessiva, di Giovanni e di Luigi che ha replicato con sentore l’avviso degli avvoltoi, ma poi ho pensato che dopo essere stato tanto tempo con una persona, quando quella ti sente nella ragione una spiegazione ci sarà pure e ne va nella sua per capire la verità o l’intenzione stessa che ti senti vuoto, abbandonato, un po’ geloso, arrabbiato fuori da qualsiasi amicizia e opportunità.
Bisogna assecondare gli affetti onesti; e qualche volta, anche se ci sono dei gravi motivi, anche a costo di sofferenze bisogna richiamare lo spirito vitale per rispetto dei propri cari.
Bisogna trattenerlo coi denti, visto che un uomo virtuoso deve vivere non fino a quando gli piace, ma fino a quando è necessario: chi non stima la moglie o un amico tanto da prolungare la propria esistenza, chi si ostina a voler morire, è uno smidollato. L'anima deve imporsi, quando lo esige il vantaggio delle persone care, di rimandare, non solo se ha deciso di morire, ma anche se ha cominciato a morire, e di compiacere i suoi.
È di un animo nobile tornare alla vita per gli altri e i grandi uomini l'hanno fatto spesso. Ma io, benché il massimo frutto di questa età sia una difesa meno preoccupata di se stessi e un'utilizzazione più coraggiosa della vita, ritengo segno di alta umanità anche curare con più attenzione la propria vecchiaia, se sai che ciò è caro, utile e augurabile per qualcuno dei tuoi.
Una cosa così è di per sé non poco piacevole e gratificante: che cosa c'è di più gradito che essere tanto caro alla moglie da diventare per questo più caro a te stesso? E così alla mia Palindroma “ANNA” la voglio imputare, non solo i miei timori, ma anche i suoi.
Amico mio, come vedi si capisce e tutta colpa del destino che non prova a sentire il controllo d’Antonio e dell’amabile moglie in ascoltata. Si troverebbe bene se si staccasse da se stessa legandosi alla famiglia tutta e non solo ai figli per associarsi e basta che vince lei il nulla di niente perfetto! Per quello che scrivo nell’intimo mi opprime, m’affligge, perché ricordo molto bene la guasta festa, lei si spaventa sempre, non capisco perché fa tutto da sola. Non sarò io a giudicare la madre dei nostri figli n’è la morte per il peggiore dei mali, che mi precede, il timore. Mi spaventeranno non i pericoli, ma piuttosto i sospetti; sarò sempre agitato da vani fantasmi. In ogni parola congiungo così “allora che vantaggio avrò lasciato ai figli alla moglie e agli amici che scrivo.
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