sabato 14 dicembre 2013

43 vecchiTiziano Terzani.

43
vecchi, sai i geni, quelli fuori dalle regole, non fanno le solite domande “Lei quando si è
laureato...?” Non gliene fotte niente. Ti mette in mano un nezuké e dice “È cinese, vero?”
E tu dici, no.
Questo bellissimo rapporto con quel vecchio andò avanti per mesi, per tutto il periodo
in cui stavamo a Milano. La mia opinione era che la Banca non poteva aprire una sede in
Cina. La Cina Popolare non era ancora riconosciuta e aprire lì voleva dire chiudersi tutta
l'area del Sudest asiatico. Aprire a Taiwan ancora peggio, voleva dire chiudersi la
possibilità di aprire in Cina dopo. Suggerii di aprire a Singapore. In cuor mio già
pensavo: se non si va in Cina, si va nella terza Cina, a Singapore.
E Mattioli decise di aprire a Singapore. Disse “Benissimo, vai e scrivimi una volta al
mese una lettera in cui mi dici cosa pensi della situazione politica dei vari paesi del
Sudest asiatico, e io al mese ti pago mille dollari”. Una porticina nella libreria si aprì e ne
uscì un ometto piccolo così. Si chiamava Attilio Monti, era suo cognato ed era
l'amministratore delegato della Banca Commerciale. Mattioli disse “Guarda, questo è
arte presto per Singapore. Tu fagli un contratto in modo che lui ogni
mese riceva, discretamente, su un conto privilegiato che gli apriamo, questi soldi”.
Tutto fatto -poff! Avevo in tasca la promessa di Mattioli, Der Spiegel mi garantiva altri
soldi, e nel dicembre 1971 lasciai la Mamma a Firenze con voi due piccoli e partii, senza

sapere cosa mi aspettava, per Singapore, per l'Asia.

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