sabato 14 dicembre 2013

36 INTERLUDIO TIZIANO:

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INTERLUDIO
Pioviggina e siamo seduti nella gompa, la piccola casetta di legno del Babbo addobbata
di immagini tibetane. Sopra il suo letto c'è un dipinto di Mahakala, il Grande Nero,
simbolo della morte. La Mamma arriva portando un piatto di patate fumanti.
TIZIANO: Grazie, Angelina. Non sono più capace di niente. Anche sbucciare una patata
mi pesa.
Il Babbo ci mette un po' d'olio e la taglia con la forchetta.
TIZIANO: Questa è dura come il legno. La mangi tu, questa. E dura!
ANGELA: È dura?
TIZIANO: E possibile mangiare delle patate normali, cotte fino in fondo?
ANGELA: Ma Tiziano, prendi questa. Sono patate orsignane, sono farinose fuori e dure
dentro.
TIZIANO: Hmm.
Il Babbo non si sente bene oggi. Ha dormito poco e lo stomaco gonfio gli dà fastidio.
FOLCO: Oggi non c'è bisogno di lavorare. Forse più tardi, verso le quattro o le cinque
possiamo riprendere il filo. O stiamo un po' tranquilli a chiacchierare dell'universo, del
più e del meno, senza fare nessun punto.
TIZIANO: Hmm, proprio tranquilli.
ANGELA: L'alternativa...
TIZIANO: Non ci sono alternative. L'alternativa è stare zitti.
Si ride.
FOLCO: Avrai notato che non arrivano più telefonate.
TIZIANO: Stupendo, sì. Si sta così bene zitti.
FOLCO: Arrivano a me, che sono bravissimo. “No, TIZIANO non c'è. Si è ritirato in se
stesso... No, non so per quanto, forse per qualche mese, forse di più... Non parla con
nessuno. No, non mi lasci il suo numero perché non la richiamerà.”
Si ride. Il Babbo mangia un 'altra di quelle patate orsignane, sempre pessime secondo
lui.
TIZIANO: Raccontami qualcosa. Raccontatemi delle storie, divertitemi. Vi ho divertito
tante volte, io!
La Mamma ride.
FOLCO: Babbo, non ne vuoi più?
TIZIANO: No. Brividi nella schiena... E tu non ti metti neanche una canottiera,
eh? E un asceta lui, un sadhu!
ANGELA: Noi siamo tanto più vestiti di te, Folco.
TIZIANO: Ma non siamo mica dei sadhu, noi. Siamo dei coglionacci qualsiasi.
FOLCO: Sadhu no cold!
Si ride. Lo diceva il mio amico Kalu Babà quando andava a piedi nudi sulla neve.
Bisognerebbe imparare da lui. Sadhu no cold è una delle loro regole. Il sadhu non deve
mai avere freddo, che in fondo è solo un'illusione.
TIZIANO: Come la polmonite è un'illusione.
FOLCO: No, ma andavano davvero a giro per le montagne avvolti solo in una copertina.
ANGELA: Anche i nostri frati erano abbastanza poco vestiti. I preti invece portavano dei
caldissimi pastrani.
TIZIANO: Hmm. Che brividi nella schiena, Madonna!
ANGELA: Brividi proprio?
TIZIANO: Ci vorrebbe un bel filmino e mettermici davanti, tranquillo.
ANGELA: Tiziano, mangia le mele cotte. Sono ancora un po' calduccine.
TIZIANO: Ma non c'è un bel film?
FOLCO: La Reine Margot è bello.
TIZIANO: Chi era la regina Margot? Ci sono morti o no?
FOLCO: Sì, tanti.
TIZIANO: Ah, allora è per me.
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FOLCO: Anzi, tratta del più grande massacro mai avvenuto in Francia. Nel
Cinquecento. Perciò è buono.
La Mamma, ironica, si stropiccia le mani.
ANGELA: Mmm!
TIZIANO: Buono, ma non per te, Angelina. Tu non lo puoi capire perché non capisci
mai chi è l'assassino.
FOLCO: Sono i cattolici e i protestanti, gli assassini.
TIZIANO: Be', certo.
FOLCO: Quello è un bel film, si può guardarlo. Ha vinto anche dei premi.
TIZIANO: Oi, oi...
Fa finta di parlare a qualcuno fuori. Mamma, ora vengo, eh. Aspettami! Ma ci
sarà i' mi' nonno?
FOLCO: Nell'aldilà? Così puoi controllare con lui la storia della famiglia.
Il Babbo sghignazza.
TIZIANO: Dove cazzo è andato i' mi' nonno?
FOLCO: Anch'io avrei qualche domanda da fargli. Non ci capisco niente a volte, con la
discendenza. La si potrebbe ricontrollare con lui.
ANGELA: Come?
FOLCO: Si va da ognuno e gli si chiede “Chi era i' tu' babbo?” E così si risale fino alla
scimmia.
TIZIANO: Oi, oi...
ANGELA: Cosa ti senti, TIZIANO?
TIZIANO: Ci sarà anche i' mi' babbo? Ma voi, col mio corpo cosa volete fare?
Finisco di masticare.
FOLCO: Bruciarlo in giardino.
TIZIANO: Questo sarebbe magnifico, ma non potrai. Ti arrestano subito.
FOLCO: Si fa un falò...
TIZIANO: Bellissimo, al fiume!
ANGELA: Mamma mia!
FOLCO: Poi tu ti siedi su un albero e stai a guardare.
TIZIANO: Hmm. Ma cosa volete fare, una cerimonia? No, c'è poco da ridere.
FOLCO: E dillo te. Almeno fino a lì puoi decidere tu, no?
TIZIANO: Tocca a voi.
FOLCO: No, quello è ancora affar tuo. Il corpo è tuo.
TIZIANO: No, no. La cerimonia serve alla “gestione del dolore”!
Si ride.
ANGELA: Fatela finita.
TIZIANO: Sì, dicono così gli acchiappamorti.
Sghignazza. La Mamma gli offre delle altre patate. No, basta. Non ci stanno più.
FOLCO: Io mi ricordo il funerale più strano della mia vita...
TIZIANO: Di chi?
FOLCO: Di quel giornalista francese che si pisciava addosso.
TIZIANO: Ah, coso... Tu c'eri andato?
FOLCO: Tutti sfilavano davanti alla bara aperta e guardavano dentro. E quando è
toccato a me – ero giovane – d'un tratto mi è preso il ridere. Mi veniva da sbellicarmi a
vederlo lì, con quel muso immobile. Era imbarazzantissimo. Sono dovuto uscire di corsa
per non dare scandalo. E intanto, durante quella cerimonia super solenne, gli altri gli
sfilavano davanti, tutti in silenzio, con la faccia...
TIZIANO: ... messa su apposta.
FOLCO: E io che riuscivo appena a trattenere il ridere. Certo, era stato un signore
carino, ma messo lì, in quella scatola, che mi guardava in quel modo, sembrava un
rospo.
Si ride tutti per un bel po'.
TIZIANO: A me piacerebbe scomparire. Davvero! Nessuno sa nulla. Poi, dopo un mese
qualcuno telefonerà e dirà “Tiziano come sta?” “Ah, non lo sapevi? Ha
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lasciato il suo corpo un mese fa!”
FOLCO: Lo sai che se si vuol davvero fare questa dissolvenza, un sistema ci sarebbe.
TIZIANO: Dai, dai, dimmi!
FOLCO: Quello dei lama tibetani. È un sistema stupendo. Si siedono lì, immobili, nella
posizione del loto, con gli occhi socchiusi, e nessuno capisce quando se ne vanno.
Si ride. Quando vivevo con loro in quel monastero tibetano in Francia, mi raccontarono
la storia di un vecchio lama che dopo la morte era rimasto seduto per due settimane,
senza cascare, prima che lo portassero via. Era un casino perché secondo la legge
francese è illegale lasciare un corpo morto a giro per tanti giorni. Ma è arrivato l'ispettore
della polizia locale e si è presto reso conto che si trattava di un caso molto particolare,
perché quel lama, pur morto secondo i medici, non si comportava del tutto come un
cadavere: teneva ancora la testa ritta e si sentiva forte la sua presenza nella stanza.
Allora l'hanno lasciato lì fino a che non aveva finito la sua meditazione.
TIZIANO: Be', l'ho descritto anche nel Giro di giostra. A Koh Samui, dico, Goenka è
rimasto lì. Gli hanno solo messo gli occhiali perché gli erano andati via gli occhi...
Scoppiamo a ridere. ... e da allora c'è quel tipo che sta lì, seduto in una teca, con gli
occhiali da sole!
Non riesce quasi a finire la storia dal ridere.
ANGELA: Sono incredibili!
TIZIANO: Sì, sì, ma questa è un'ipotesi che mi piace molto. Il problema è che se avrò
dolori è un casino.
FOLCO: L'importante è non avere dolori perché quelli ti distraggono. La chiave per
aggirare i dolori è staccarsi dal proprio corpo ed esserne l'osservatore.
TIZIANO: Sì, certo.
FOLCO: Lo so che dev'essere difficilissimo, quando ti prende il dolore, scrollartelo di
dosso. Ma sai, lo si diceva del freddo. Io, a uno dei miei sadhu preferiti – uno che è matto
da legare ma divertentissimo, proprio uno spirito libero, uno di quelli che vanno su per le
montagne sempre scalzi, uno che non ha scarpe, non ha soldi, non ha progetti – a quello
gli ho chiesto “Ma lassù nella neve, non ti fa freddo?” E lui ha risposto “Non fa freddo. Fa
ta-ta-ta-ta-ta”. Osservi la sensazione e invece di dirti “Ora ho freddo, devo coprirmi”, ti
dici “Ora sento ta-ta-ta...” come fossero dei piccoli spilli che senti sotto i piedi, e allora è
quasi divertente. Loro fanno questi esercizi per indurirsi piano piano.
ANGELA: Molto bello.
TIZIANO: Sono d'accordo, in parte. Stanotte per esempio mi hanno preso dei crampi
alla pancia. So come fare, no? Ti concentri, vai lì con la mente, ti chiedi se sono quadrati,
se sono tondi, se sono rossi, se sono gialli...
FOLCO: Ah, questo è divertente! Dove l'hai imparato?
TIZIANO: Il dolore, devi chiederti com'è. Quel tuo amico dice che fa ta-ta-ta. Devi
chiederti se è quadrato o se è tondo, se fa rumore, se batte o se non batte. Se ha un
colore, che colore è? Così ti distrai un po'. Ma se il dolore è forte a un certo punto non ce
la fai più. Infatti, stavo per venirti a svegliare.
ANGELA: E perché non l'hai fatto?
TIZIANO: Non serviva, come vedi. È andata bene lo stesso.
FOLCO: E quelli che subiscono le torture e non parlano, come fanno? Guardavo ieri
negli scatoloni con le tue foto. C'è il medico del Dalai Lama che ne ha prese di santa
ragione quando l'hanno chiappato i cinesi.
TIZIANO: Quello ormai è tutto storto.
FOLCO: Come ha fatto a resistere?
TIZIANO: Eh, la fede...
FOLCO: Se ti metti a urlare sei finito. Devi proprio assentarti da tutto quel che ti
succede.
TIZIANO: Lì credo sia un po' diverso. Non è tanto la psicologia che conta, quanto la
determinazione dell'anima. Sai, tradire è una cosa grossa. Uno non lo vuole fare. Pensa,
a Firenze i nazisti strappavano le unghie ai partigiani per farli confessare e quelli se le
facevano togliere. Voglio dire, strappare le unghie! In un posto chiamato Villa Triste.
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FOLCO: È pazzesco. Bisogna essere decisi a morire. Anzi, morire è meglio.
TIZIANO: Hmm. E per quello che non te lo lasciano fare.
FOLCO: Nello Sri Lanka, i guerriglieri delle Tigri tamil sanno come risolvere il
problema, no? Tengono una piccola fiala di cianuro sempre appesa al collo e quando
stanno per essere catturati dai soldati governativi la mordono.
TIZIANO: Ti ricordi, bella, la storia cinese di quello condannato alla morte dei mille
tagli? Ma la famiglia aveva dei soldi, pagò il boia e quello con un colpo prima lo ammazzò
poi gli fece i tagli.
FOLCO: Ah, così?
Il Babbo ansima un pò '.
TIZIANO: Mi si è ridotto lo spazio del respiro. Ho una pancia gonfissima ormai.
FOLCO: Tu queste esperienze le devi fare davvero tutte in una volta. A te il dolore non
era molto familiare.
TIZIANO: Ho avuto tante operazioni, anche da piccolo. Sono stato tagliato molte volte.
ANGELA: A te, FOLCO, questo farebbe paura, vero?
FOLCO: Mamma mia!
TIZIANO: Quando lo fa il bambino, la tu' sorella?
FOLCO: A momenti. Può nascere a momenti.
TIZIANO: Bella cosa.
FOLCO: Come lo vogliono chiamare?
ANGELA: Nicolò.
FOLCO: Ah, bello! Parecchio fiorentino come nome.
ANGELA: Eh, il Machiavelli.
TIZIANO: Ora ci parlo io col mio corpo. Devo restare a giro per un altro po'.
ANGELA: Sì! Non vorrai mica andartene il giorno dopo la nascita del nuovo nipotino?
No, no, non sarebbe una buona idea.
TIZIANO: Potrei andarmene il giorno prima e reincarnarmi nel bambino.
Si ride.
FOLCO: Purtroppo credo che quello funzioni solo al momento del concepimento, non
alla nascita. Siamo già in ritardo.
TIZIANO: Ovvia, io mi siedo là ora, se non vi dispiace.
ANGELA: E Folco ti mette La Reine Margot.
TIZIANO: Sono esausto oggi, scusatemi.
ANGELA: Vuoi un tè caldo, Tiziano?
TIZIANO: Dopo.
Riflette. Pensa, era uno dei più grandi giornalisti, ha diretto un giornale, l'ha cambiato.

Poi viene ricordato come quello che si pisciava addosso... Ride. Ma è così il mondo, no?

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